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17/09/2021 - IL SOLE 24 ORE
In Spagna le utility valutano il ricorso contro la Robin tax

L' impatto sul conto economico di Enel può arrivare fino a 1 miliardo
La reazione ufficiale delle utility spagnole, tra cui Endesa del gruppo Enel, alla decisione del governo iberico di imporre una sorta di tassa per restituire una parte degli incrementi dei prezzi dell' energia elettrica ufficialmente è quella di respingere con decisione l' accusa di beneficiare in termini di maggiori margini per le impennate dei prezzi del gas . Ma al di là delle dichiarazioni, l' aspettativa è che ben presto le società presentino ricorso contro una misura giudicata iniqua, sproporzionata e non concordata. E che tutto questo sfoci in un lungo contenzioso legale. Intanto i titoli delle maggiori utility locali accusano il colpo in Borsa: ancora ieri, dopo il tonfo di mercoledì fino a -6 per cento, Enel ha perso terreno a piazza Affari (-0,34%) e Endesa sulla piazza di Madrid (-0,73%). Le stime degli analisti sull' impatto per il risultato netto del gruppo Enel oscillano da circa 200 milioni a 500 milioni l' anno (la misura si estenderà fino a marzo 2022) con un conto finale che secondo lo scenario peggiore può arrivare fino a un miliardo. Ancora più significato l' effetto per i conti di Iberdrola, secondo operatore iberico, che potrebbe subire una decurtazione minima di almeno 450 milioni di euro all' anno. La misura annunciata dal premier Sanchez prevede l' introduzione di una sorta di cap per le società che generano energia da fonti nucleari, rinnovabili e idriche - e che dunque non risentono dell' aumento dei prezzi del gas - per cui sui loro conti economici verrà recuperato il valore eccedente rispetto a un prezzo dell' energia di 20 euro a megawattora, quando a settembre le quotazioni sono arrivate a 130 euro. La misura (tecnicamente definita clawback)è destinata a restare in piedi fino a marzo 2022 con un introito atteso dal governo spagnolo di circa 2,5 miliardi. Inutile la protesta delle società oggetto del provvedimento, le quali peraltro hanno fatto presente di aver venduto energia ai clienti del libero mercato, che oggi sono circa 20 milioni su una platea complessiva di 30 milioni di utenti, a prezzi ben inferiori rispetto ai valori espressi oggi e sui quali viene calcolato il cap. Viene stimato un taglio medio pari a circa 65 euro a megawattora al quale si somma un taglio di 10 euro a megawattora per la C02. I governi spagnoli, in ogni caso, non hanno mostrato molta lungimiranza nel tempo in materia di prezzi dell' energia elettrica. Basti ricordare che la tariffa per la maggior tutela, che riguarda in Spagna 10 milioni di persone, è soggetta ad adeguamenti giornalieri - quindi esposta a una forte volatilità - rispetto agli aggiornamenti trimestrali in Italia. I primi guai con la bolletta emersero a inizio anni 2000, quando si decise di calmierare i prezzi dell' energia per consentire alla Spagna di rispettare i target di inflazione per entrare nell' euro. Il governo Aznar si inventò allora il deficit tariffario che calmierava le tariffe con un cap, congelando l' eccedente come debiti verso le utility. Dieci anni dopo quei debiti erano diventati mostruosi: un valore di quasi 30 miliardi, di cui 10 miliardi verso il gruppo Endesa/Enel. Il governo Zapatero fu costretto a fare una cartolarizzare per pagare le aziende che non potevano più trascinarsi nei bilanci quella imbarazzante posta. Solo tre anni fa il governo spagnolo ha sospeso l' applicazione di una tassazione del 7% per tutte le imprese di generazione. Oggi decide di andare nella direzione diametralmente opposta. Ma in anche Italia abbiamo avuto precedenti: nel 2011 il governo Berlusconi-Tremonti introdusse la Robin Hood tax sulle utility, che fruttò un gettito di 1,5 miliardi all' anno. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Laura Serafini