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16/01/2021 - MILANOFINANZA.IT
Una scossa alle utility

Affinché il Recovery fund sia una reale occasione di ripresa servirà programmare e incrementare gli interventi nel comparto utility, settore tra i principali candidati a svolgere il ruolo di volàno per la ripresa economica in chiave sostenibile. Per questo è divenuto indispensabile individuare progetti strategici da un punto di vista economico, sociale e ambientale, mirati a un impat-to sostenibile sulla produttività e sulla resilienza economica e sociale a livello nazionale e comunitario. Così Utilitalia, la federazione che riunisce le aziende operanti nei servizi pubblici dell’acqua, dell’ambiente, dell’energia elettrica e del gas, ha deciso di avviare un’analisi per individuare i progetti ritenuti eleggibili a essere inclusi nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Secondo i dati che MF-Milano Finanza ha potuto consultare in anteprima, sono stati raccolti circa 1.500 proget-ti per un valore complessivo di 25,5 miliardi di euro, con un potenziale impatto sul pil pari al +1,5% e un impatto occupazionale che consentirebbe di creare 343 mila nuovi posti di lavoro. Come spiega a MF-Milano Finanza Michaela Castelli, pre-sidente di Utilitalia: «I progetti raccolti rientrano principalmen-te nel cluster della rivoluzione verde e della transizione ecologica e in piccola parte anche in quello della digitalizzazione e innovazione». In particolare, prosegue Castelli, che ricopre anche la carica di presidente di Acea, «i piani dedicati all’innovazione e alla digitalizzazione 4.0 prevedo-no investimenti per 142 milioni, mentre 25,4 miliardi saranno de-dicati alla transizione verde». In quest’ambito 4 miliardi saranno allocati sull’economia circolare, 4,6 miliardi su transizione ener-getica e mobilità sostenibile (di cui 2,5 sulla crescita della pro-duzione da rinnovabili e sull’uso dell’idrogeno e 2,1 miliardi sulla mobilità sostenibile), 2,4 miliardi sull’efficienza energetica e la riqualificazione degli edifici, mentre la quota maggiore, 14,3 miliardi, saranno impiegati per tutelare e valorizzare il territo-rio e la risorsa idrica.Alla luce di tali numeri, diventa quasi lapalissiano sottolineare il ruolo decisivo giocato dal comparto e proprio per questo risulta quanto mai indispensabile cer-care di abbattere i principali ostacoli che potrebbero minare il pieno sviluppo del settore. «Dalla nostra ricognizione sono emersi vari temi sui quali è necessa-rio intervenire», spiega Castelli, mettendo l’accento sul gap infra-strutturale tra Nord e Sud del Paese, sulla stabilità normativa e sugli iter autorizzativi. Quanto al primo tema, «dal punto di vista erritoriale, la maggior parte dei progetti e degli investimenti è si-tuata al Nord (oltre 13 miliardi), seguita da Centro (7,3 miliardi) e Sud (circa 5 miliardi), mostran-do la compagine associativa di Utilitalia (con poche associate al Sud) e anche il tessuto industriale del Meridione, con una ridotta presenza di società ca-paci di progettare e realizzare investimenti necessari a colma-re il divario esistente». L’assenza di soggetti industriali di adeguate dimensioni, prosegue ancora Castelli, «comporta l’affidamento della gestione di servizi essenzia-li anche a piccoli Comuni che si trovano a gestire situazioni con poche risorse umane e materia-li, mettendo a rischio l’erogazione del servizio stesso».Una soluzione che renda il Recovery fund un’occasione di ripartenza anche per il Sud, potrebbe quindi essere «un in-tervento centrale che favorisca partnership con un approccio in-dustrializzato così da progredire nella gestione». Ma per favorire l’affluenza di soggetti industria-lizzati è necessario pianificare nel tempo gli investimenti. E per far questo non si può pre-scindere dalla stabilità e velocità normativa. «Il tema inerente gli iter autorizzativi è fondamentale per le nostre associate, alle quali andrebbe garantita una certa semplificazione di tipo strutturale, non solo emergenziale, che velocizzi la possibilità di inter-vento». È innegabile il legame di questa dinamica con la stabilità nor-mativa degli assetti regolatori, «l’unica in grado di consentire a un operatore che vuole inve-stire di stimare per esempio gli anni su cui spalmare l’investi-mento e migliorare così anche il servizio offerto», sostiene ancora Castelli. Un’attenzione particolare, infine, va riservata al ciclo dei rifiuti, il cui fabbisogno impian-tistico è storico, sia per trattare il rifiuto organico sia per il residuo e sia per lo scarto: «Impianti fondamentali non solo perché presentano un bilancio positivo dal punto di vista ambientale e sposano i paradigmi dell’econo-mia circolare, ma anche perché consentono un notevole rispar-mio sulla tassa sui rifiuti, per esempio». Insomma tanti i temi su cui lavorare per non perdere l’occasione, anche se, conclude la presidente Castelli, «il fatto che a livello politico sia stato scelto di destinare alcuni fondi ad aspetti non essenziali renderà ancora più evidenti le necessità infra-strutturali sui servizi essenziali». (riproduzione riservata)