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16/01/2021 - L'ARENA
Si «spia» il virus nelle acque di scarico

IL PROGETTO. Dall' estate scorsa Arpav Verona è coinvolta in una ricerca nazionale coordinata dall' Iss. Analizzando campioni prelevati prima dell' ingresso nei depuratori
Le tracce trovate sono la prova della diffusione fra la popolazione. Il monitoraggio può essere capillare su zone specifiche e serve a misurare i bisogni di prevenzione sanitaria
Colpisce duro e lascia tracce ovunque, anche nelle acque di scarico delle fognature, il Covid 19, virus responsabile della pandemia in corso.Sulle tracce lasciate nelle acque reflue sta indagando il laboratorio di Verona dell' Arpav, l' agenzia regionale che si occupa di prevenzione e protezione ambientale. Il laboratorio, che ha sede in via Dominutti, partecipa infatti al progetto nazionale di sorveglianza sulla circolazione del Sars-Cov2 attraverso le acque reflue. Tale progetto denominato Sari Arpav, attivo da luglio 2020, serve a fornire indicazioni utili sull' andamento epidemico e sull' allerta precoce di focolai nelle fasi dell' emergenza. Si tratta di una rete di strutture territoriali che, con il coordinamento tecnico-scientifico dell' Istituto Superiore di Sanità, analizza la presenza di tracce del virus nelle acque reflue per un monitoraggio preventivo sulla sua presenza e possibile propagazione. I campioni, prelevati prima dell' ingresso nei depuratori dei centri urbani, sono utilizzati come "spia" di circolazione del virus nella popolazione. La rete del progetto include, oltre alle strutture pubbliche, anche centri di ricerca e gestori del servizio idrico integrato: grazie anche al supporto di Utilitalia (la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche) oltre 50 gestori hanno aderito su base volontaria al progetto. Il programma di lavoro prevede una rete di sorveglianza a livello nazionale, focalizzata su aggregati urbani e località turistiche con la possibilità di realizzare monitoraggi flessibili e capillari (come quartieri cittadini e siti di depurazione di aeroporti), funzionali alle necessità di prevenzione sanitaria delle diverse aree territoriali, in base agli scenari epidemiologici. Per quanto riguarda il Veneto, la direzione Tutela e Sviluppo del Territorio ha organizzato il sistema di raccolta delle acque reflue in entrata al depuratore, prima del trattamento, coinvolgendo i gestori delle principali città della regione e predisponendo un protocollo di campionamento che prevede il prelievo ogni quindici giorni. I campioni sono consegnati ai laboratori Arpav. Le analisi di biologia molecolare in esecuzione nel laboratorio di Verona seguono un protocollo rigoroso messo a punto dall' Istituto Superiore di Sanità.«Tutti i laboratori sul territorio nazionale che hanno aderito al progetto Sari devono utilizzare il metodo analitico indicato dall' Iss. È importante utilizzare lo stesso metodo per avere risultati attendibili e confrontabili», spiegano dalla Direzione generale Arpav di Padova. «La struttura di Verona riceve i campioni da dieci depuratori in Veneto, di cui 7 operativi in ogni capoluogo di provincia. Si tratta di due campioni al mese per depuratore a partire da agosto 2020. Alle attività di analisi, a Verona, è dedicato un tecnico».Al momento non ci sono risultati ufficiali. «Le nuove apparecchiature specifiche sono arrivate di recente al laboratorio di Verona, pertanto le analisi sono iniziate da pochi giorni. Poiché la procedura è complessa, avremo i primi risultati a fine febbraio 2021» precisano da Arpav Padova.Nel rapporto Arpav citato all' inizio si riferisce però che «indagini retrospettive su campioni di archivio hanno rivelato la circolazione del virus in alcune aree del Nord in periodi antecedenti».«Per le analisi eseguite su campioni di acque reflue campionate nel 2019 e primi mesi 2020 bisogna sentire l' Iss, unico laboratorio in Italia che era in grado di eseguire la ricerca di Sars-Cov2 in campioni di acqua nel periodo iniziale della pandemia» concludono da Arpav.

RENZO GASTALDO