AREA COMUNICAZIONE

Rassegna stampa

in collaborazione con P. Review

Consulta la rassegna
17/09/2021 - ITALIA OGGI
La mobilità vincola la qualifica

La Cassazione rigetta il ricorso di un dipendente sulla mancata corrispondenza tra categorie
Accettato il posto, non si può contestare l' inquadramento
Deve essere escluso che il dipendente, trasferitosi per mobilità nel posto vacante nell' ente di destinazione, avendo accettato il posto vacante nella qualifica e profilo professionale offerto, possa poi successivamente contestare, a passaggio avvenuto, l' inquadramento riconosciutogli e pretendere di rimanere all' interno dell' ente di destinazione con un diverso e superiore profilo professionale, percependo le relative differenze retributive. Sono queste le indicazioni della Cassazione (Ordinanza n.24487/2021) che ha rigettato il ricorso di un dipendente che si è doluto della mancata corrispondenza tra categoria di provenienza (D3 giuridica di un ente locale) e quella di destinazione (C3 enti pubblici non economici). Il caso Un dipendente, con qualifica D3 giuridica di un ente locale, è stato trasferito per mobilità presso l' INPS per la copertura di un posto vacante di categoria C3. A seguito dell' accettazione della mobilità, il dipendente ha proposto ricorso davanti al giudice del lavoro, per rivendicare la mancata corrispondenza della categoria ottenuta nell' ente di destinazione. Infatti, a suo dire, la categoria D3 avrebbe dovuto essere considerata equivalente a alla categoria C4 nell' ente di destinazione. Con sentenza del tribunale di primo grado, confermata in appello, è stato disposto il rigetto della richiesta, in considerazione del fatto che, l' approdo del dipendente nella categoria C3 nell' Amministrazione di destinazione, non avesse comportato alcun detrimento sotto il profilo dell' inquadramento né alcuna perdita retributiva o qualsivoglia danno. Il dipendente ha, quindi, presentato ricorso in Cassazione sostenendo, contrariamente alla sentenza di rigetto, che in caso di mobilità volontaria, ex art. 30 del d.lgs. n. 165/2001, che realizza una ipotesi di cessione del contratto, il dipendente ha diritto al corretto inquadramento (nel caso di specie nella categoria contrattuale C4) e, per il futuro, alla disciplina giuridica ed economica della p.a. cessionaria. La conferma della Cassazione Il motivo del ricorrente è infondato. Il giudice di legittimità ha già avuto modo di precisare come, in caso di mobilità volontaria, eventuali effetti retroattivi disposti dall' amministrazione di provenienza sulla progressione economica del dipendente, non hanno alcun effetto sull' amministrazione di destinazione. In modo non diverso, precisano i giudici di Piazza Cavour, deve essere escluso che, il dipendente la cui domanda di mobilità sia stata accolta, in relazione ad una specifica vacanza verificatasi nell' ente di destinazione, ed abbia accettato la valutazione, quanto alla corrispondenza fra aree e profili professionali di inquadramento, possa poi contestare a passaggio già avvenuto l' inquadramento riconosciutogli e pretendere di rimanere all' interno dell' ente di destinazione con un diverso e superiore profilo professionale, percependo le relative differenze retributive. Se ciò non fosse vero, l' amministrazione di destinazione vedrebbe imposto un rapporto di lavoro relativo ad una posizione diversa da quella vacante, per la quale aveva ritenuto di doversi avvalere della mobilità, e ciò si risolverebbe in una violazione dell' art. 30 del d.lgs. n. 165 del 2001. D' altra parte, conclude la Cassazione, il lavoratore è messo in condizione di conoscere il posto che andrà a ricoprire nell' ente di destinazione ed il profilo di inquadramento che gli verrà riconosciuto, restando libero di non accettare il passaggio. In altri termini, una volta accettato il trasferimento, il lavoratore ha ritenuto prevalenti gli interessi personali, che avrebbero reso per lui più conveniente il passaggio, con la conseguenza che non potrà poi revocare l' assenso dato e pretendere di rimanere all' interno dell' ente in una posizione diversa rispetto a quella oggetto della procedura.

VINCENZO GIANNOTTI