AREA COMUNICAZIONE

Rassegna stampa

in collaborazione con P. Review

Consulta la rassegna
04/05/2021 - IL FATTO QUOTIDIANO
Consip: "Marroni attendibile". Più in salita la strada per Lotti

L' inchiesta. Roma. Le motivazioni dei giudici per la condanna a dieci mesi dell' ex num.1 dell' Arma Del Sette
Una motivazione lunga per una pena breve. Il 29 aprile scorso sono state depositate le 43 pagine delle motivazioni della sentenza con la quale il 29 gennaio il Tribunale di Roma ha condannato a 10 mesi, con i benefici della sospensione condizionale e della non menzione della pena, l' ex Comandante Generale dei Carabinieri, Tullio Del Sette. L' accusa era rivelazione di segreto e favoreggiamento. Del Sette, secondo i giudici di primo grado, "rivelava a Luigi Ferrara, presidente di Consip S.p.A., notizie che dovevano rimanere segrete in particolare l' esistenza di un' indagine penale avente ad oggetto l' imprenditore Alfredo Romeo ed i suoi rapporti". Inoltre compiva anche il reato di favoreggiamento "perché rivelando a Luigi Ferrara i fatti () invitandolo inoltre alla cautela nelle comunicazioni a mezzo telefono () aiutava gli indagati di quel procedimento ad eludere le investigazioni". La sentenza arriva prima per Del Sette che per gli altri imputati a causa delle accuse di Luigi Marroni, ex amministratore delegato di Consip, per via della sua scelta del rito abbreviato. Le motivazioni potrebbero pesare ora nel procedimento contro l' ex ministro Luca Lotti, contro l' ex comandante regionale della Toscana dell' Arma, Emanuele Saltalamacchia, accusati anche loro di rivelazione di segreto e favoreggiamento e contro l' ex presidente di Publiacqua Filippo Vannoni, accusato di favoreggiamento. Il grande accusatore di tutti è l' ex manager Marroni che però nel solo caso di Del Sette rimane confinato al ruolo di testimone 'de relato'. Infatti l' ex Ad della centrale acquisti della pubblica amministrazione, come scrivono i giudici romani, ha riferito di avere saputo "in quattro diverse circostanze, di essere intercettato". Lo ha saputo direttamente "da Vannoni Filippo (consigliere del Presidente del Consiglio dei Ministri, Renzi Matteo), dal Gen. Saltalamacchia Emanuele, dall' On. Lotti Luca e dal Presidente Ferrara Luigi". Quest' ultimo però non era fonte diretta ma "gli aveva confidato di aver avuto analoghe informazioni dal Generale Del Sette Tullio". Il punto chiave è dunque la credibilità dei testimoni. Secondo le motivazioni della sentenza del presidente estensore Roberto Nespeca l' ex amministratore di Consip è credibile: "non vi è, peraltro, motivo di dubitare dell' attendibilità e della credibilità del Marroni sul punto, stante il tenore delle sue dichiarazioni che confermano la sincerità della ricostruzione offerta dal Ferrara il cui racconto risulta esauriente, anche se conciso". La difesa di Del Sette ha tentato in tutti i modi di minare la credibilità del testimone più traballante, cioé Luigi Ferrara. L' ex presidente di Consip il 20 dicembre 2016, aveva reso dichiarazioni che confermavano sostanzialmente le accuse 'de relato' di Marroni contro Del Sette. Poi però aveva tentato una marcia indietro con i pm romani. Salvo poi tornare ancora sui suoi passi. Ferrara, scrivono i giudici nella motivazione, "ha poi negato che il Gen. Del Sette gli aveva parlato delle indagini, avendogli solo suggerito di stare attento, e ha spiegato che l' interrogatorio del 20 dicembre 2016 era stato molto teso, gli erano state mostrate le microspie, gli era stato detto che era stato ascoltato tutto e che il Pubblico Ministero, dott. John Woodcock, aveva fatto cenno all' arresto di un latitante pericoloso originario dello stesso paese del Ferrara". Però Il Fatto il 22 dicembre 2016, ragionano i giudici, aveva riportato la notizia che Del Sette era indagato per le parole di Ferrara, questi però non fa nulla per scagionarlo per ben sei mesi. "Il Presidente di Consip, stando a quanto dichiarato il 16 giugno 2017, pur consapevole di aver accusato il Comandante Generale dei Carabinieri di aver rivelato informazioni relative ad un procedimento penale, coperte da segreto investigativo (notizia trapelata alla stampa e immediatamente diffusa, con il conseguente clamore mediatico che ne è derivato), non si sarebbe consultato con un legale o con persone a lui vicine o di sua fiducia per rettificare o comunque per chiarire o precisare () simili chiarimenti sono stati, per l' appunto, resi solo quando i Pm di Roma hanno ritenuto, a distanza di diversi mesi, di convocarlo". Per i giudici "deve, pertanto, ritenersi provato che il Gen. Del Sette, in un incontro con il Ferrara, prima dell' estate del 2016, abbia rivelato a quest' ultimo di un' indagine in corso che riguardava l' imprenditore Romeo Alfredo ed i suoi rapporti con i vertici Consip". C' è poi un' altra notizia negativa per Lotti, Saltalamacchia e Vannoni. Secondo i giudici di primo grado non è vero che non c' è il favoreggiamento quando si rivela l' esistenza di un' indagine a un soggetto (come Marroni e Ferrara) che non è indagato ma solo intercettato per scoprire reati di terzi. "Non rileva che l' imputato abbia fornito le notizie al Ferrara e non al Romeo, soggetto indagato e che egli non fosse a conoscenza, secondo la difesa, che esse sarebbero state riferite a detto imprenditore". Per i giudici per configurare il dolo basta "la consapevolezza che la propria condotta si risolve in un aiuto a favore di chi si sa sottoposto alle investigazioni, essendo irrilevanti i motivi del comportamento tenuto".

Marco Lillo e Valeria Pacelli