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16/01/2021 - MILANO FINANZA
Caro Stato pasticcione

economia & politicaComunque finisca la crisi di governo, un' eredità è certa: 30 miliardi di costi tra ingressi nel capitale delle grandi aziende e perdite di capitalizzazione legate all' interventismo pubblico. Alitalia, Ilva, Popolare di Bari, Mps, Aspi & C: ecco il conto
Quale che sia l' esecutivo che guiderà l' Italia nei prossimi mesi, dopo la crisi di governo innescata da Matteo Renzi, c' è di sicuro che si porterà dietro l' eredità della politica economica interventista dell' esecutivo giallorosso di Giuseppe Conte. E il suo conto salato per i contribuenti (e in qualche caso anche per gli investitori): quasi 30 miliardi complessivi tra denari direttamente e indirettamente impegnati in operazioni come Alitalia (3,75 miliardi) o Ilva (1,07 miliardi) e Autostrade (3,6 miliardi), e le perdite di capitalizzazione in borsa di alcune società, i cui andamenti sono stati più di una volta influenzati nell' ultimo anno dalle dichiarazioni e dalle scelte riconducibili al governo, come Unicredit o Atlantia. Ma l' elenco delle partite in cui lo Stato padrone nell' era della pandemia si è impegnato direttamente o indirettamente tramite Cassa Depositi e Prestiti è ben più lungo e fa impressione. Si va dal salvataggio della Banca Popolare di Bari, all' acquisto di Borsa Spa, fino al Monte dei Paschi di Siena e alla rete unica. Dossier che in molti casi si trascinano da tempo, e che non possono certo essere cancellati con un colpo di spugna, come appunto quello Autostrade per l' Italia. Formalmente non sarebbe un vero ritorno allo Stato, perché l' operazione è condotta da Cassa, che è fuori dal perimetro statale, ma si sa che la società guidata da Fabrizio Palermo è di fatto il braccio armato del governo nell' economia (e utilizza il risparmio postale, quindi di tutti gli italiani) come dimostra anche la partita per la realizzazione della fibra, spinta dall' esecutivo, che lo scorso agosto ha irritualmente inviato una lettera al board di Tim per sponsorizzare questa opzione. Opzione che passerebbe per un' incorporazione di Open Fiber, oggi al 50% di Cassa e al 50% di Enel (che sta per cederla al fondo Macquarie), in Fibercorp (Tim) e quindi sarebbe difficile calcolarne il costo. Più semplice è il caso di Aspi: solo nell' ultimo anno, tra una minaccia di revoca e un accordo col governo, il titolo della controllante Atlantia ha lasciato sul terreno il 34% del suo valore, per quasi 6 miliardi di euro di minore capitalizzazione. E se è vero che diversi sono i fattori che possono influenzare gli andamenti azionari, in questo caso non c' è dubbio il braccio di ferro col governo abbia inciso sul titolo. Quanto all' operazione industriale, l' offerta non vincolante presentata da Cdp (51%) e i fondi Blackstone e Macquarie dovrebbe valere poco sotto gli 8 miliardi di euro per il 100% di Autostrade. Considerando che a passare di mano sarebbe l' 88,8% e che Cdp è in cordata il costo dovrebbe aggirarsi, se mai l' operazione andasse in porto (vedere articolo pag. 5), intorno ai 3,6 miliardi di euro. Una bella cifra anche se il business è buono. Più costose ci sono solo l' operazione Mps e quella Alitalia, che solo in questo ultimo salvataggio ha richiesto 3 miliardi di ricapitalizzazione, oltre al prestito da 400 milioni e i 350 milioni messi a disposizione con il decreto Cura Italia per traghettare verso l' ennesima newco, peraltro finita nel mirino di Bruxelles come rivelato da MF-Milano Finanza il 12 gennaio. La nota che rischia di suonare come la più dolente in assoluto è però quella per l' ennesimo maquillage del Monte dei Paschi di Siena. Il Palio di Mps complessivamente potrebbe costare, direttamente e indirettamente, più di 10 miliardi di euro. Una cifra a cui si arriva sommando la quota parte (circa 1,7 miliardi) della prevista ricapitalizzazione, per la quale si parla di una cifra attorno ai 2,5 miliardi; più i 3 miliardi di Dta (imposte differite attive) che il compratore potrà ricevere come dote in caso di matrimonio; fino alle operazioni di derisking. Quest' ultima, tra garanzie sul contenzioso e nuove cessioni di npl, potrebbe costare almeno altri 6 miliardi. Non è poi un mistero che dall' esecutivo si faccia il tifo per un merger con Unicredit, che però finora nulla ha guadagnato da queste voci, anzi, dall' annuncio delle dimissioni di Jean Pierre Mustier (contrario al progetto) lo scorso 10 dicembre ha lasciato sul terreno quasi il 10% di capitalizzazione (contro il -1,3% registrato nello stesso periodo dal Ftse Italia Banche) per 1,8 miliardi andati in fumo. Roba da far impallidire i 430 milioni richiesti per la ricapitalizzazione della Banca Popolare di Bari tramite Mediocredito Centrale, anche se questa operazione ha richiesto un' iniezione di fondi privati, tramite il Fidt (Fondo interbancario di tutela dei depositi) per quasi 1,2 miliardi. Da ultima, ma non per impegno finanziario, c' è la partita Ilva, un' altra storia lunghissima che dopo mesi di negoziazioni tra lo Stato e Arcelor Mittal si è conclusa con l' ok a un' iniezione di capitali pubblici per 400 milioni, tramite Invitalia, che avrà così il 50% della società che gestisce l' acciaieria più grande d' Europa. Ma è solo la prima tappa, perché è già previsto che entro il 2022 si proceda a una seconda ricapitalizzazione, per la quale Invitalia metterà sul piatto 680 milioni e gli anglo-indiani 70 milioni, proiettando lo Stato al 60%. Cassa Depositi e Prestiti, infine, torna da protagonista in un' altro dossier cruciale, quello per il ritorno in mani (parzialmente) italiane di Borsa Spa. Euronext metterà sul piatto 4,3 miliardi per l' operazione, che vedrà contemporaneamente l' ingresso di Intesa Sanpaolo e Cdp nel capitale del listino europeo, con una dote che per Cassa dovrebbe aggirarsi intorno ai 600 milioni di euro. Se tutti questi investimenti si riveleranno remunerativi è ancora tutto da vedere, per ora c' è di certo che di soldi dei contribuenti, e in alcuni casi degli investitori, queste partite ne hanno richiesto e ne richiederanno parecchio. (riproduzione riservata)

LUISA LEONE