AREA COMUNICAZIONE

Rassegna stampa

in collaborazione con P. Review

Consulta la rassegna
13/01/2021 - IL PICCOLO
«Il Comune non cede azioni Hera» L' impegno di Dipiazza per il 2021

il gruppo controlla acegasapsamga
Trieste ha una dotazione complessiva pari a 170 milioni di euro: 140 intoccabili, 30 sono trasferibili
Il Comune di Trieste non venderà azioni Hera con riferimento al prossimo bilancio 2021: lo ha precisato ieri mattina il sindaco Roberto Dipiazza. Per una semplice ragione: perché la struttura finanziaria dell' amministrazione è sufficientemente robusta per non dover intaccare quanto resta del "tesoretto" azionario. Incalza il "vicario" leghista Paolo Polidori: mettere azioni sul mercato non ha senso dal momento che è assai più conveniente, agli attuali tassi bancari, accendere debiti.Premessa: Hera è la seconda multiutility nazionale (acqua, gas, ambiente, elettricità) e dall' estate 2012 (o dal gennaio 2013, a seconda) controlla AcegasApsAmga, società del Nordest che raccoglie i territori di Trieste, Padova, Udine. Trieste detiene un posto nel consiglio di amministrazione. Il primo cittadino è stato contattato in vista della riunione della III commissione consiliare, che domani giovedì 14 alle ore 9, sotto la presidenza di Massimo Codarin, discuterà sul sindacato di voto e sui trasferimenti azionari Hera nel quadriennio 2021-24. Le cifre: il socio Comune di Trieste ha nel suo portafoglio 55.569.983 titoli pari a un controvalore di circa 170 milioni di euro, considerando che ieri Hera ha chiuso in Piazza Affari a 3,07 euro.Questa partecipazione rappresenta il 3,73% del capitale Hera e si distingue in due tipologie di azioni, le "bloccate" e le "trasferibili". Le "bloccate", cioè non vendibili, sono 46.305.038 per un controvalore di circa 140 milioni di euro, mentre quelle vendibili sono 9.264.945 per un controvalore di circa 30 milioni di euro. Prima Cosolini poi Dipiazza, hanno ceduto in complesso circa 18 milioni di azioni, più o meno i due terzi del "tesoretto" vendibile: poiché negli anni il valore del titolo è cambiato, è difficile computare con precisione la traduzione monetaria, a livello del tutto indicativo possiamo parlare di 40-45 milioni di euro introitati e reinvestiti nelle opere pubbliche. Il robusto ricorso alle vendite ha significativamente ridotto la quota del Comune nel capitale Hera, quota che dal 5% è scesa - come abbiamo visto - al 3,7%. Ciononostante, Trieste mantiene la dotazione azionaria più consistente rispetto ai 46,1 milioni padovani e ai 44,1 milioni udinesi. Da notare che Padova non ha più titoli vendibili, mentre Udine ha una riserva commerciabile di 15,4 milioni di azioni. Di cosa deve dibattere la III commissione, in preparazione dell' appuntamento con l' aula? Valuterà l' adesione al cosiddetto patto sindacale stretto tra ben 111 azionisti pubblici, che garantisce il controllo di Hera con una quota del 38,42%. La massima parte delle amministrazioni socie sono emiliane e romagnole (Bologna, Modena, Ferrara, Forlì, Cesena, Ravenna, Rimini). Si tratta di un accordo parasociale che viene rinnovato ogni quadriennio, quello oggi in vigore è stato sottoscritto nel 2018 e scadrà il 30 giugno, quindi deve essere ritessuto. Anche se non vengono segnalate novità di rilievo nel "contratto di sindacato di voto". Uno dei punti di maggiore rilievo riguarda il collocamento delle azioni non soggette al "blocco", operazione che va calibrata e governata per evitare negative ripercussioni sul mercato. L' eventuale dismissione - spiega la delibera che sarà firmata dallo stesso primo cittadino - sarà supportata da un consulente finanziario, che fornirà un contributo di natura consulenziale volto a confermare la congruità del prezzo di cessione ai soci pubblici venditori. La vendita sarà coordinata in sede di "comitato di sindacato" (di cui farà parte anche Trieste). Potrà essere richiesta la sottoscrizione di impegni di inalienabilità delle residue azioni «alfine di garantire adeguata stabilità al titolo». --© RIPRODUZIONE RISERVATA.

MASSIMO GRECO