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22/09/2021 - IL SECOLO XIX (ED. SAVONA)
Quel 49% che fa gola a Sat e Iren Martedì l' apertura delle offerte

Il valore per la base d' asta è stato fissato in 2 milioni e 536 mila euro L' importo complessivo dell' igiene urbana è di 210 milioni per 15 anni
Il caso Le incognite che pesano sul futuro di Ata sono tante. La prossima settimana (martedì 28 settembre) verranno aperte le buste con le offerte per l' acquisto da parte di un soggetto privato del 49 per cento delle quote della società pubblica del capoluogo di Savona che si occupa di rifiuti, ambiente e parcheggi. Stando alle indiscrezioni sarebbero quattro, ad oggi, le offerte depositate. Una sola è stata resa nota dai diretti interessanti. Come pubblicato nel comunicato stampa a firma del presidente della Provincia, Pierangelo Olivieri, e del sindaco di Vado, Monica Giuliano, Sat spa (sede a Vado con soci la maggior parte dei comuni della provincia) è mandante del raggruppamento di impresa con Iren capogruppo, per la partecipazione alla gara savonese per il 49% di Ata. Silenzio totale sugli altri nomi. L' investimento è importante: il valore del 49 per cento delle quote di Ata in vendita (di fatto il nuovo nome non è più Ata, la newco è stata battezzata Sea-S S.r.l.), al quale verrà trasferito il ramo d' azienda di igiene urbana, è di 2 milioni e 536 mila euro. Ad aggiudicarselo sarà l' operatore economico che parteciperà con la migliore offerta alla gara. L' importo complessivo del servizio è di 210 milioni di euro per un totale di 15 anni di gestione (circa 14 milioni all' anno). Non si tratta solo di un' offerta al ribasso: sarà premiata quella realtà in grado di apportare proposte migliorative rispetto al contratto di servizio. I riflettori su Ata rischiano di restare accesi anche per altri aspetti. La Procura sta cercando di fare luce sulle cause e sulle eventuali responsabilità penali che abbiano determinato lo stato di pre-dissesto della partecipata del Comune di Savona. In attesa che il procuratore Ubaldo Pelosi decida se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio degli indagati -al momento accusati di bancarotta fraudolenta (sono i membri dei cda dal 2011 al 2019), il consulente del giudice delle udienze preliminari, Ambrogio Botta ha concluso l' incidente probatorio. Secondo la relazione la bancarotta risalirebbe al 2014, quando a bilancio venne inserita una maxi valutazione della discarica di Cima Montà, senza tenere conto della svalutazione dell' impianto. Una vicenda complessa, i cui strascichi pesano ancora oggi sull' azienda. --S. C. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

S. C.