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13/01/2021 - LA VERITÀ
Il Recovery si gonfia a 310 miliardi e innesca il Cencelli delle partecipate

Parte la corsa alle nomine per controllare il budget di spesa Ma Bellanova frena ancora: «Il progetto resta da migliorare»
claudio antonelliPure i ministri di Italia viva ieri hanno ammesso di aver ricevuto il testo del nuovo Recovery plan. E almeno fino a sera, cioè prima che si riaprisse la trattativa per calmierare o modificare la via d' uscita alla crisi, l' hanno definito aria fritta o al massimo qualcosa di vago. Il candidato a viceministro Luigi Marattin si è detto dubbioso sulle scelte relative all' idrogeno, mentre il suo partito ha rilanciato per l' ennesima volta la palla in tribuna dicendo: «È stato del tutto riscritto, bisogna valutarlo bene». Teresa Bellanova, il ministro sempre pronto a dare le dimissioni, ha aggiunto: «Andiamo in cdm proprio per migliorare il testo di un progetto non ancora soddisfacente». In tutta risposta il titolare del Mef, Roberto Gualtieri ,ha commentato: «Molte osservazioni di Italia viva sono state inglobate, adesso i mercati ci osservano. Oltre che l' Europa». Uno slogan buono per tutti i tempi. D' altronde adesso che il testo è arrivato al Consiglio dei ministri, si comprende chiaramente quanto fosse un pretesto per la crisi e al tempo stesso quanto il pretesto sia stato sapientemente sfruttato sia dal Pd che da Italia viva per aumentare il perimetro dei fondi e le rispettive sfere di influenza. In pratica, quali correnti e quali manager gestiranno le enormi somme di denaro. Per farlo era necessario rivedere il conto finale. Le 170 pagine dell' ultima bozza del Recovery hanno infatti visto lievitare i fondi a 222 miliardi, aggiungendo ai 209 miliardi assegnati all' Italia dal piano Next generation Eu il valore del Fondo sviluppo coesione per il Sud. Di questi miliardi, 144,2 sono destinati a nuovi interventi. La portata dei progetti inseriti nel Piano di Ripresa e Resilienza (Pnrr), però, sale a 310 miliardi includendo anche la programmazione di bilancio per il quinquennio 2021-26. Che è un mero esercizio di letteratura. Immaginare che un governo che non sa se arriverà all' ora di cena possa definire 80 miliardi di spesa da suddividere nelle prossime sei leggi Finanziarie è assurdo. Eppure è stato utile per completare tutti i sei capitoli di spesa, le relative missioni, a loro volta suddivise in 16 capitoli finalizzati a realizzare gli obiettivi posti dal governo. Ne derivano 47 linee di intervento «che raggruppano ciascuna progetti selezionati in base a criteri di efficacia e di impatto sull' economia», così recita il testo. La sanità è l' unico vero capitolo che ha visto un incremento definitivo: dai 2 a circa 20 miliardi. L' Istruzione, reduce dalla Dad, potrà beneficiare di 20 miliardi (28,49 miliardi includendo la ricerca). Le risorse ripartite fra le altre quattro missioni prevedono: 46,18 miliardi a digitalizzazione, innovazione e cultura; 68,9 miliardi per la transizione ecologica; 31,98 miliardi per le infrastrutture e la mobilità sostenibile; 21,28 miliardi a inclusione e coesione. Su questa tavolozza di numeri che mischiano fondi già stanziati negli ultimi tre anni (oltre 60 miliardi), progetti nuovi e tutto ciò che poteva essere considerato un budget di spesa partirà poi la divisione dei pani e dei pesci. Le grandi partecipate pubbliche avranno il compito di portare avanti i progetti. Da un lato, teniamo a precisarlo, è giusto che sia così. Nessuna Pmi sarebbe in grado di partecipare a impegni di spesa miliardari e solo le big sono in grado di coordinare filiere di decine se non centinaia di fornitori. Il problema è che dietro ogni partecipata pubblica ci sono decine di nomine di partito. Ciascuna di esse misurata e calibrata in base a influenze politiche. E ciò spiega benissimo che i litigi e gli strappi di ieri per posizionare budget in una casella del file excel piuttosto che in un' altra nascondano importanti flussi di denaro che entrano nelle casse di una azienda piuttosto che un' altra. E laddove non c' è la possibilità di mettere partecipate in concorrenza, si provvederà a litigare per nominare il prossimo ad o presidente. Su questo Matteo Renzi è il politico più abile che ci sia, dopo Massimo D' Alema. Un assaggio l' abbiamo avuto in occasione della nomina dei vertici di Rfi e di Trenitalia. Entrambe partecipate da Ferrovie. Nonostante l' ok del comitato nomine, il presidente Gianluigi Castelli, appoggiandosi al «no» dei consiglieri leghisti ha bocciato addirittura le candidature del Mef, l' azionista di maggioranza. Guarda caso il giorno prima dell' approdo in Aula del Recovery plan. Se ci fosse l' idea di attendere Renzi in grado di far saltare il banco non ci è dato sapere. Ma è certo che rientrata la crisi di dicembre, il cda di Ferrovie ha approvato i nomi scelti dal Mef come se nulla fosse. L' esempio spiega bene l' attenzione dei partiti. Una attenzione che si misurerà da oggi fino al prossimo maggio quando scadranno importanti cda. Si va da Cassa depositi e prestiti a Saipem, Ferrovie dello Stato e altre. La frase di Marattin di ieri sull' idrogeno è indicativa. Come spiegava sul Corriere della Sera Federico Fubini, puntare sull' oro verde piuttosto che sull' oro blu significa prendere strategia di crescita industriale molto diverse. L' una piace al Pd e l' altra ai 5 stelle. Ma al tempo stesso l' una favorisce una partecipata piuttosto che un' altra. Se c' è come ha sottolineato il Corriere il tema ideologico sotteso che in questo vede i 5 stelle soccombenti (infondo il Pnrr è stato scritto dal Pd) ci tocca aggiungere un secondo aspetto tutt' altro che ideologico. E torniamo al tema delle nomine. Pd e Iv litigano per garantire maggiori flussi di denaro ai manager che considerano di loro influenza e nomina. I 5 stelle non sembrano aver toccato palla nemmeno in questo, segno della difficoltà in cui versa il Movimento. Impegnato in tutti i modi a evitare elezioni o rimpasti per salvarsi dal totale disfacimento.Vedremo poi se i fondi allocati resteranno nelle caselle loro assegnate o come ha lasciato intendere il presidente Sergio Mattarella, lo sguardo dell' Europa non suggerirà ulteriori riallocazioni. Questa volta sì definitive.