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18/08/2018 - Il Sole 24 Ore
Entro agosto la mappa del rischio di strade e dighe statali

il monitoraggio straordinario del mit
L' emergenza Province che gestiscono 130mila km: mancano risorse e personale
Il Ministero delle Infrastrutture ha avviato ieri, con una lettera del nuovo capo Dipartimento Infrastrutture Assunta Luisa Perrotti, un «monitoraggio» straordinario «dello stato di conservazione e manutenzione delle opere viarie e dighe». Un test in tempi stettissimi, con gli enti gestori di strade, autostrade e dighe che dovranno inviare entro il 1° settembre segnalazioni circa «gli interventi necessari a rimuovere condizioni di rischio da essi riscontrate»,«corredando le relative segnalazioni di adeguate attestazioni tecniche e indicazioni di priorità» circa gli interventi di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza da effettuare. Dunque, in 10 giorni lavorativi a fine agosto: monitoraggio a tappeto sullo stato delle infrastrutture da parte di ogni gestore, con rilievi tecnici; individuazione interventi necessari e indicazioni di priorità. Il comunicato di giovedì parlava di «tutti gli enti e soggetti gestori di strade, autostrade e dighe», e questo ha messo ieri in apprensione l' Upi, Unione province italiane, che gestisce circa 130mila km di strade, con 30mila ponti e viadotti: dal 2010 a oggi il personale delle Province è stato ridotto da 43mila a 20mila unità, e le risorse per le strade (manutenzione e investimenti) sono scese da 1,2 miliardi all' anno agli attuali 700 milioni. La lettera del Ministero, però, chiarisce che il monitoraggio riguarderà solo le infrastrutture «che ricadono nella competenza» delle direzioni ministeriali sulle strade, autostrade e dighe. Dunque, su 182.976 chilometri di strade extraurbane, il monitoraggio d' urgenza sarà su 6.023 km di autostrade gestire dalle società concessionarie private, su 1.294 km di autostrade e raccordi autostradali gestiti dall' Anas, su 25.523 km di strade sempre dell' Anas (società statale). Sulle Province, comunque, dopo anni di tagli ai fondi, l' ultima legge di Bilancio ha stanziato 1,6 miliardi di euro per interventi di sicurezza e manutenzioni, fondi assegnati con decreto Delrio, ma si tratta solo di un primo passo. Nella rete stradale di Province, città metropolitane e Regioni ci sono circa 35mila ponti e viadotti, in quella Anas solo 13mila, in quella delle autostrade 1.622 (lunghi più di 100 metri). Tornando comunque al monitoraggio, l' Anas fa sapere di essere pronta a rispondere puntualmente. Dopo i crolli degli anni scorsi l' Anas - fa sapere la società - «ha completamente ristrutturato e standardizzato tutta la filiera delle ispezioni e certificato i suoi ispettori», oggi una squadra di 110 tecnici esperti. Dall' inizio di quest' anno le ispezioni sono state 26mila, su tutti i 13mila ponti, viadotti e cavalcavia, decidendo la chiusura di 6-7 strutture a rischio, tra cui le più note sono i viadotti Akragas e Himera in Sicilia. L' Anas sta anche realizzando un «piano di monitoraggio elettronico» di ponti e viadotti, tramite sensori da installare sulle opere per un costante monitoraggio centralizzato della situazione. Le dighe di competenza statale (gestite da grandi e piccole società dell' energia, utility locali, consorzi di bonifica) sono invece 533, di cui 382 in esercizio. L' età media è di circa 62 anni, ancora superiore a quella dei ponti autostradali, e già nel 2013 il Ministero aveva individuato 100 dighe (ad utilizzazione irrigua o potabile) con urgente necessità di interventi; le risorse stanziate nel 2017 ammontano a 468 milioni di euro, con interventi ancora da avviare. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Alessandro Arona