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Acqua pubblica dieci anni dopo il referendum

Acqua pubblica dieci anni dopo il referendumSan Marino
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Verde
Redazione Web 21 Set 2021 Condividi Facebook Twitter WhatsApp Telegram

Era il giugno 2011 quando l’Italia veniva chiamata ad esprimersi con un sì o un no sul destino dell’acqua, affermando il tema come vertenza nazionale. A dieci anni di distanza da quel referendum, tra i più appassionati della storia recente, Amir SpA convoca a convegno tre autorevoli voci del settore per cercare di capire insieme a loro cosa ne è stato di quel dibattito e quale sia oggi la direzione da intraprendere per garantire un futuro al servizio idrico. L’incontro – ‘Acqua pubblica: perché sì, perché no’, giovedì 23 settembre alle 17 al Museo della Città di Rimini (Sala del Giudizio) – si propone come occasione di aggiornamento informativo ma anche come spunto di confronto tra posizioni diverse. Ad aprire i lavori sarà Alessandro Rapone, amministratore unico dell’azienda che da oltre 50 anni rappresenta un punto di riferimento per la rete idrica in larga parte della provincia di Rimini.
Rapone ci presenta i protagonisti del convegno?
«Si tratta di tre esperti di rilievo, conoscitori della legislazione in materia e della complessità del servizio, attenti osservatori delle dinamiche del settore. Abbiamo affidato l’introduzione al professor Antonio Massarutto, docente del Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche all’Università di Udine, direttore di ricerca presso l’Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente dell’Università Bocconi di Milano, autore di numerose pubblicazioni in materia, tra cui Privati dell’acqua? Il servizio idrico in Italia (Il Mulino, 2011), volume che Amir distribuirà in omaggio a tutti i partecipanti. Il suo compito sarà quello di far entrare il pubblico in argomenti tecnici ma di uso comune. Seguiranno due interventi che partono da punti di vista si potrebbe dire in antitesi: Giordano Colarullo, direttore generale Utilitalia, rappresenterà il mondo delle imprese impegnate nell’idrico; mentre Corrado Oddi, portavoce del Forum italiano Movimenti per l’Acqua, testimonierà l’esperienza di un movimento variegato riunitosi attorno al principio acqua quale bene comune».
Ruoli diversi, visioni differenti. Crede possibile una sintesi?
«Anche se non c’è uniformità di posizioni credo di poter dire che tutti noi condividiamo una grande attenzione e anche una sincera passione per il mondo dell’acqua, destinato ad acquisire sempre maggiore importanza sia economica che sociale».
Il referendum del 2011 è uno stimolo ancora attuale?
«Da qualunque prospettiva lo si guardi, quel referendum è stato espressione di una battaglia culturale che ha avuto il merito di accendere un dibattito su un bene capitale e insieme su un servizio essenziale per la qualità della vita quotidiana. Che è un po’ quello che cerca di fare Amir con questo convegno, così come con i precedenti: tenere alta l’attenzione sul valore del sistema idrico integrato, sistema inteso sia come servizio strategico (acquedotto, fognatura e depurazione) che come comparto industriale. Soprattutto ora che i finanziamenti europei per il PNNR aprono scenari da monitorare. L’azienda da tempo investe sull’informazione, quale valore aggiunto della propria mission, proprio perché crede necessario far conoscere all’opinione pubblica i meccanismi che regolano e governano un comparto complesso ma strategico. Un servizio che in alcune regioni d’Italia, tra cui la nostra, raggiunge performance di assoluta eccellenza».
Toccasse ad Amir tracciare le coordinate su cui dovrà muoversi il settore idrico in futuro?
«I punti di riferimento non ci mancano. La nostra regione per prima ha riconosciuto la necessità di un forte governo pubblico in termini di indirizzo e controllo del settore, da conciliare con una dimensione industriale, ovvero con una gestione che potesse garantire un alto livello di investimenti, qualità del servizio e tariffe sostenibili. Una formula che si è dimostrata azzeccata. Per quanto ci riguarda la rotta da seguire non può che essere questa: aumentare gli investimenti, mantenendo un’organizzazione propriamente industriale del servizio e preservando il ruolo strategico della regolazione nazionale e regionale. Tenendo conto che l’acqua è pubblica, così come lo è l’infrastruttura che viene sostenuta con le bollette pagate dagli utenti».
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