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22/07/2021 - CORRIERE DELLA SERA (ED. TORINO)
«Non serve un nuovo Trm È una macchina per far soldi Oggi non c' è un' emergenza»

Foietta, ex dell' Ato-r, è il padrino del termovalorizzatore del Gerbido
Buongiorno Foietta, ha letto che è ripartito il dibattito per la costruzione del secondo inceneritore? «È arrivata l' ora delle riesumazioni?». Negli anni è finito sotto i riflettori per la Tav ma Paolo Foietta, l' ex commissario della Torino-Lione, è stato anche uno dei padrini del termovalorizzatore torinese quando, da presidente dell' associazione Ato-r per il governo dei rifiuti decise, con l' allora sindaco Chiamparino, di costruire l' impianto del Gerbido. L' idea di Confservizi di raddoppiarlo non lo convince. È una «riesumazione»? «Quello del secondo termovalorizzatore è un film conclusosi con una decisione assunta da Ato-r prima del 2015. Non è necessario». Fa scorrere i titoli di coda ancora prima di cominciare? «Non è stata una decisione avventata. Ma il capolinea di un percorso decennale partito col progetto del Trm del Gerbido. Il secondo termovalorizzatore era il frutto di una programmazione. Prima doveva essere pubblico, poi, in un secondo tempo, si è ipotizzata la costruzione in partenariato con il privato. Ne abbiamo discusso per molto tempo. Poi, con la crisi, la riduzione della produzione dei rifiuti e l' aumento, che avevamo auspicato, della differenziata, ci siamo resi conto che non aveva alcun senso costruirne uno nuovo». Quale programmazione? «Il secondo Trm era inserito nel Ppgr. Parlo del Programma Provinciale di Gestione dei Rifiuti. Quando ero in Provincia, ne ho firmati due, uno nel 2005 e uno nel 2009. Sono rimasti gli ultimi. Gli atti di programmazione sono passati di moda». Qual era la riflessione? «Rispondere alle esigenze della gestione dei rifiuti. Essendo il Gerbido a sud, si era pensato di collocarlo a nord per evitare ai camion di percorrere troppi chilometri. Avevamo anche un sito». Quale? «In principio, era nel Canavese. Poi, verso l' area metropolitana. Fino ad arrivare all' ultimo: Settimo. È uno dei pochi comuni che ha dato la disponibilità ad accoglierlo». C' era il sindaco Corgiat? «Sì, il termovalorizzatore doveva nascere vicino all' autostrada, nella zona Pirelli, un' area industriale dismessa. Lontano da aree abitate e da terreni agricoli». C' erano state polemiche? «La norma prevede delle compensazioni per il Trm. Ma, ogni volta che si presentava un' attenzione per un' area, subito dopo nasceva un comitato di protesta e l' interesse scemava. È successo a Ivrea, a Borgofranco e in altri comuni». Oggi, in vista della ripresa economica e la pioggia di fondi del Pnrr, sembra essere arrivata l' ora di ripartire col cancan del secondo Trm. «Mi stupisce. Le nostre valutazioni erano andate molto avanti. Anche perché, a differenza di oggi, c' era il costume di fare tutto alle luce del sole. Si aprivano discussioni, si raccoglievano opposizioni e diverse sensibilità». La costruzione del Gerbido non è stata una passeggiata. «Era una situazione diversa, stavamo chiudendo delle discariche, come quella di Pinerolo, dovevamo affrontare un' emergenza, evitare di diventare come Napoli, con le strade invase dall' immondizia. Abbiamo agito con coraggio». Coraggio? «A uno dei Vaffa day di Grillo, io e Corgiat finimmo sui volantini. Fotosegnalati, come i criminali. Allora il M5S non aveva ancora fatto la "revisione di pensiero"». Hanno smesso di combattere il Trm. E oggi tocca a lei. «La situazione è diversa. L' aumento dei rifiuti motivava la costruzione del Gerbido. Oggi non più. La raccolta differenziata è superiore al 50 per cento, la quota di rifiuti pro capite è crollata. Mi pare una boutade costruire un nuovo termovalorizzatore. A meno che...». A meno che? «Non si ammetta che serva per un bacino più grande di quello torinese. Per esempio, per l' intero Piemonte». Per Torino basta ampliare il Gerbido? «Ha già avuto un ampliamento. Smaltisce rifiuti spediti da Genova, dalla Lombardia, dalla Sicilia e da Roma. La capacita residua c' è. Basta decidere di ridurre gli utili». Che stoccata... «È necessario chiarire la strategia prima di costruire un termovalorizzatore. Sono macchinette per far soldi. Se è stato pensato per servire un bacino più ampio, nazionale, è un' opzione legittima». Allora avevate avuto qualche pressione dai privati? «Qualcuna quando si parlava di accordi per la costruzione. Ci dicevano noi mettiamo i soldi e le tecnologie. Prima di partire, però, abbiamo verificato le motivazioni e i numeri. Non c' erano». E quelle aziende? «In maggior parte fallite».